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I giardini storici delle Province di Salerno e Avellino

Ogni giardino è un recinto. Un luogo separato e circoscritto dalla mano dell’uomo. Una creazione umana, un’espressione artistica, quindi, che rende il giardino un ‘correttivo della natura’.
Non solo spazio de-terminato è, allora, il giardino, ma forma (essenza e totalità delle determinazioni) in cui si fanno visibili il rapporto dell’uomo con la natura e l’idea della bellezza.
Luogo estetico e filosofico – “la relazione dell’uomo con la natura [è] nient’altro che filosofia” –, il giardino è anche, nella “multivarietà delle forme storicamente realizzate”, momento d’una storia delle idee, “specchio di perfezione” in cui ogni civiltà ha deposto il proprio sentimento della natura, il proprio gusto, ch’è “l’aspetto estetico della cultura e della storia” (Rosario Assunto, Il paesaggio e l’estetica, 1973).

Una tale idea di giardino è presente nella Carta italiana dei giardini storici o Carta di Firenze (1981). In essa si afferma che il giardino “è un’opera d’arte e, come tale, bene culturale, risorsa architettonica e ambientale, patrimonio dell’intera collettività che ne fruisce”. Esso (si aggiunge subito dopo) “riflette le società e le culture che l’hanno ideato, costruito, usato o che, comunque, sono entrate in relazione con esso”.
Sui metodi e i modi d’intervento, la Carta dei giardini storici (che fa propri i principi presenti nella Carta del restauro di Venezia 1964 e nella Carta di restauro 1972) invita a rispettare il complessivo processo storico del giardino e avverte che “ogni operazione che tendesse a privilegiare una singola fase assunta in un certo periodo storico e a ricrearla ex novo, a spese delle fasi successive, comporterebbe una sottrazione di risorse e risulterebbe riduttiva e decisamente antistorica”.
Le norme di tutela vigenti sin dalla legge 1089 del 1939 hanno manifestato un’evidente attenzione anche a “le ville, i parchi e i giardini che abbiano interesse artistico e storico”, come pure recita il decreto legislativo n. 42 del 22 gennaio 2004 attualmente vigente che, oltre ad includere tali elementi tra i “Beni Culturali” propriamente detti (art. 10), individua “le ville, i giardini e i parchi […], che si distinguono per la loro non comune bellezza” (art. 137), nel novero delle “aree di notevole interesse pubblico” da tutelare anche ai fini paesaggistici.

All’interno di questa prospettiva di conoscenza, tutela e conservazione dei giardini storici, si muove il progetto che s’intende portare avanti. Un progetto inteso a studiare e catalogare (in un archivio di storia e di immagini) i giardini storici della Regione Campania (a partire da quelli delle province di Salerno ed Avellino), che hanno visto in questi anni molti interventi inappropriati che, più che tutelare e conservare il bene culturale, lo hanno modificato più o meno radicalmente senza tenere conto di preesistenze e di specificità.

Gli interventi previsti dal progetto possono essere così individuati:
1) censimento e schedatura dei giardini storici, tuttora esistenti nelle province di Salerno e Avellino;
2) catalogazione delle notizie essenziali;
3) ricerche su fonti letterarie o archivistiche nonché iconografiche;
4) ricerche “sul campo”, per verificare lo stato attuale dei giardini individuati e per valutare le possibilità di recupero;
5) costruzione (presso il “Laboratorio di Filosofia e Linguaggi dell’immagine”) di un Archivio di storia e di immagini dei giardini storici presenti nelle province di Avellino e Salerno;
6) opera di sensibilizzazione nei confronti delle amministrazioni locali e dei cittadini per la tutela del bene (senza la consapevolezza del ‘bene’, non si fa tutela e conservazione).

Tale lavoro di sensibilizzazione consisterà in:
a) incontri con le amministrazioni e i cittadini per favorire una ‘cultura del bene’, ricevuto dalle passate generazioni e da consegnare a quelle che verranno;
b) organizzazione e allestimento “in sito” di esposizioni e di opportuni “sussidi didattici”.
Il progetto che s’intende proporre ha tempi diversi (brevi, intermedi e lunghi) e deve prevedere un gruppo di lavoro che testimoni, attraverso documentazione fotografica, il “movimento nel tempo” del giardino, in modo da evidenziarne le trasformazioni.

Tale gruppo dovrà raccogliere ed esprimere le competenze richiamate dalla Carta dei giardini storici (storici, architetti, paesaggisti, giardinieri, botanici) e altre che possano dare contributi importanti sul versante teorico e pratico (archeologi, filosofi, storici dell’arte, informatici).

Enzo Cocco