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Villa Marciani

Fregiati del titolo di baroni, i Marciano possedevano un patrimonio di rendite che li annoverava tra le famiglie maggiori del territorio di Mercato San Severino.

Il cognome Marciano, che all’inizio del Novecento fu cambiato in Marciani, storicamente fa registrare la sua presenza nel borgo fin dalla metà del 1500, prima con l’acquisto dalla famiglia Lauro dell’attuale palazzo, allora una fattoria, e poi della villa, allora una pietraia  (atto di vendita  del 1557 )1.

Insieme ad altri lignaggi influenti, sin dai primi anni del Settecento, componenti della famiglia, svolsero ruoli di peso nell’organizzazione del potere locale. Fu questa, una consuetudine della nobiltà che legò per diversi secoli, inscindibilmente, i due poteri economico-sociale e politico2.

La dimora della famiglia si sviluppa sulla via Domenico Cirillo (Martire della Repubblica Partenopea), poco distante dall’antico borgo di Piazza del Galdo, frazione di Mercato San Severino.

Semplice, elegante, il fabbricato segue una linea a gomito, con decorazioni classiche che esaltano i valori architettonici della facciata. Elementi caratterizzanti sono l’utilizzo del bugnato e del dorico. Artistica, la produzione dei lavori in ferro che impreziosiscono i balconi e i cancelli dei giardini. 

Il palazzo/ villa  si sviluppa in un pianterreno, un piano superiore, un cortile interno con torretta.

Annesso al palazzo/ villa, visibile dalla strada, è collegato un giardino di media dimensione, di forma rettangolare, delimitato da un alto muro e da un cancello fregiato. Un gioco di siepi basse disegna il viale d’ingresso che si immette in una siepe a forma di cerchio, che funge da cornice a un’altissima palma centrale.  Tutt’intorno al perimetro del giardino, numerose piante di agrumi sprigionano un profumo di fiori d’arancio.

In questo primo giardino, si affaccia un lato del palazzo/ villa con le antiche scuderie sormontate da una serie di grandi archi, muniti di ganci in pietra dove venivano ancorati i cavalli.

Un passaggio stretto, conduce in un secondo giardino, comunicante col primo. Questo, è situato alle spalle della villa.

Alta è la vegetazione intorno ad alberi di alloro, ciliegi e agrumi, ma un viale centrale, ben curato,  segnato da una siepe di bosso, e interrotto da un’alta palma, svela una piacevole sorpresa: uno spazio raccolto e meditativo conduce a una edicola.

 In stile neoclassico con colonne doriche e lesene, l’edicola racchiude i resti di un affresco dove nel celeste-azzurrino, scrostato in più parti, appare la sagoma del Vesuvio sbuffante. In questa parte del giardino, la vegetazione selvatica ha invaso in più punti il terreno, tuttavia, tornando indietro dal viale, si scopre sul lato destro una nicchia, in cui era in uso collocare divinità o ninfe ispiratrici. La nicchia, oggi vuota, presenta tracce di recenti lavori di rifacimento.

Sul lato opposto della strada, come spesso avviene per i palazzi signorili dell’Ottocento, si estende il giardino maggiore.

Delimitato da un muro e da un alto cancello, anch’esso fregiato, e della stessa fattura del primo, il giardino immediatamente produce un piacevole effetto visivo, una sorta di illusorio infinito, dovuto alla dislocazione su quattro livelli, collegati tra essi da una scala in stile vanvitelliana.

La scala, formata da quattro rampe, ciascuna di dieci scalini, si perde risalendo una piccola collina. La parete rocciosa delimita il giardino a monte.

A destra e a sinistra, su tutti e quattro i  livelli, di forma rettangolare,  si sviluppa un significativo patrimonio vegetale di piante ornamentali, palme da datteri, dracena, agave, una grandissima magnolia, ericacee, un pino domestico, molti agrumi, alberi di ciliegio, pero e melo.

Poi, quasi nascosta tra la vegetazione, nel secondo livello, è posizionata una vasca per raccogliere le acque, una riserva che in passato serviva per irrigare il terreno.

Cuffie di ortensie rosa e lilla arricchiscono i lati della prima rampa di scale e siepi basse di bosso / buxacee formano giochi di tondi e altre forme.

Cattura lo sguardo la fioritura di diverse agapanthus blu che punteggiano il verde brillante di un agrumeto che si sviluppa nel primo livello, e qui si respira e si  avverte quasi un legame antico e forte tra la bellezza della natura e il bisogno umano di cercarla.

 

1 Francesco Balestrino, Piazza del Galdo nella sua valle, dalle origini al tempo presente, Comune Mercato San Severino, Mercato San Severino, 1992. Si tratta di un testo in cui sono riportate notizie precise, ricavate dall'Archivio storico di Stato e da registrazioni di carattere religiose.

2 Roberto Parrella, La lunga egemonia del nobilitato locale, in A. Musi, P. Peduto, L. Rossi (a cura di), Mercato San Severino e la sua storia: dall’antica Rota alle trasformazioni moderne, Plectica, Salerno, 2003 (il volume raccoglie gli atti di un Incontro di studi presso l’Università degli Studi di Salerno, svoltosi il 15-16 novembre 2001). 

 Scheda inserita il 5-09-2015