Storia Certosa di San Lorenzo di Padula

1. Breve descrizione del complesso certosino

La Certosa di San Lorenzo, dichiarata Patrimonio dell’Umanità nel 1998, è un grande complesso architettonico sito a Padula, in provincia di Salerno: l’edificio si estende su circa 50.000 metri quadrati suddivisi tra spazi verdi, casa bassa e casa alta, che rispettano l’impianto icnografico derivante dall’applicazione della rigida regola certosina. La sua costruzione prende il via nel 1306, durante il regno angioino di Carlo II lo Zoppo, per volontà di Tommaso Sanseverino Conte di Marsico, e nel corso dei secoli è stata oggetto di continue trasformazioni architettoniche che ne hanno modificato, in gran parte, l’aspetto originario. Dell’antico impianto trecentesco restano pochi elementi, tra cui la porta della chiesa in legno di cedro del Libano datata 1374, gli archi a crociera dello stesso ambiente e altri elementi distribuiti nei vari spazi del cenobio certosino. Le trasformazioni più significative si sono avute però nel corso del Settecento, con il rifacimento di vecchi spazi e la creazione di ambienti ex novo come il Refettorio e lo Scalone. La Certosa fu per molti secoli uno dei luoghi sacri, ma anche uno dei centri di potere e di cultura più importanti del regno meridionale, sia nell’epoca asburgica che nella sua fase borbonica. Essa, così come le altre Certose presenti nel Regno delle Due Sicilie, fu fortemente influenzata dagli avvenimenti storici che interessarono il Regno a partire dalla Repubblica Partenopea del 1799 fino all’Unificazione italiana e alla successiva soppressione degli ordini ecclesiastici, in ottemperanza al Regio Decreto del 7 luglio 1866. Abbandonata all'oblio del tempo fino al 1882, quando è dichiarata Monumento Nazionale, essa conosce fasi alterne di decadenza e ripristino fino alla seconda metà del Novecento, quando i lavori di restauro l'hanno riportata al suo antico splendore. Dal 2014 entra a far parte dei beni gestiti dal Polo Museale della Campania.

 

 Ingresso

Figura 1. L’ingresso della Certosa di San Lorenzo

2. Descrizione degli spazi verdi certosini

Lo spazio della Certosa è stato per secoli caratterizzato dalla presenza di giardini e chiostri che costellano sia gli spazi interni sia esterni al monumento. La zona più estesa riguarda il cosiddetto desertum, che copre una vasta superficie esterna all'area propriamente conventuale e che nel corso del tempo ha subito molteplici trasformazioni. Esso si collegava in maniera prospettica all'area antistante alla Certosa, costituita da un vasto viale che terminava davanti il monumento di San Bruno, e comprendeva tutta l'area situata su un fianco del monumento certosino. Della prima area, dalla disposizione più regolare, si hanno notizie relative sia alla presenza di alberi come olivi e querce sia alla presenza di colture quali frumento, segale e orzo. Nell'area recintata, invece, in una veduta a volo d'uccello della Certosa di San Lorenzo del XVIII secolo (fig. 2) si nota una distribuzione geometrica e regolare dei giardini con la presenza di alberi disposti su più filari paralleli che creano degli spazi geometrici ben definiti a forma di griglia. Dalla medesima planimetria emerge anche una distribuzione quasi casuale di fusti arborei nella zona antistante ed adiacente la facciata.

 

Fig1 Veduta a volo d uccello del XVIII secolo

Figura 2. Planimetria a volo d’uccello

 

Nelle planimetrie a volo d'uccello realizzate negli anni successivi, sia quella del Salmon del 1763 (fig. 2) che quella di Tromby del 1773/1779 (fig. 3), si nota una prevalente presenza di alberi ad alto fusto distribuiti in maniera poco regolare all'interno dello spazio circondato dalle mura certosine.  Da altre fonti appare evidente, invece, una regolare sistemazione dell'area in spazi quadrati intersecati tra loro da viali ordinati, con piccoli slarghi. Le colture presenti erano principalmente costituite da alberi da frutto e colture cerealicole, con piccoli spazi coltivati a giardino.

 

Fig2 Veduta a volo d uccello 1763 SalmonFig3 Veduta a volo d uccello 1773 1779 Tromby

Figura 3. Planimetrie di Salmon (a sinistra) e di Tromby (a destra) risalenti al 1773-1779

 

In questi ultimi la scelta delle piante era effettuata tenendo conto della simbologia cristiana ad esse legata: non è un caso che i viali fossero delimitati da siepi di bosso, simbolo dell'immortalità, e da alberi di cipresso, emblema della vita dopo la morte. È evidente quindi che tutta l'area si configurasse come una sorta di giardino all'italiana, con viali e siepi poste a delimitare in maniera artistica gli spazi, e che ben si adattavano alla contemplazione e alla spiritualità del luogo. Il Parco, invece, sembra fosse costituito da una serie di viali che si intersecavano in maniera ortogonale tra di loro (fig. 4): tali viali andavano a formare una serie di grandi aree rettangolari, che per dimensioni e forma si avvicinano a quelle del Chiostro Grande. Un viale parte dal cancello del giardino del Priore (fig. 5), un altro parte dai piedi della torre ove è situato lo scalone ellittico (fig. 6), un altro ancora raggiunge la piccola cappella dedicata a San Rocco (fig. 7).

 

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Figura 4. Uno dei viali del Parco della Certosa.

 

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Figura 5. Asse prospettico dal giardino del Priore.

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Figura 6. Asse prospettico dal torrione.

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Figura 7. Cappella di San Rocco.

 

 Il grande giardino della clausura presentava in origine, nella zona situata ai piedi di Padula alle spalle della Certosa, un uliveto. Entrando nel monumento certosino, uno dei primi chiostrini interni che si presenta allo sguardo è quello cosiddetto “dei procuratori”(fig. 8), risalente al Settecento e di gusto barocco. È composto da un portico al piano terra, dove si trovava anche il refettorio dei conversi, e da un corridoio finestrato al piano superiore, dove si trovavano gli alloggi dei procuratori; costoro erano principalmente gli amministratori del patrimonio finanziario della Certosa, ma avevano anche altri compiti. Ricevevano l'incarico direttamente dal Priore, ed erano chiamati a vigilare sul funzionamento della Certosa, sulla conta delle provvigioni e delle elemosine, visitavano e curavano i monaci malati e si occupavano dell’educazione dei conversi.

 

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Figura 8. Chiostro dei procuratori (visione d’insieme).

 Al centro del chiostro è presente una fontana, polilobata, in pietra locale, con delfino e altri animali marini, mentre il chiostro vero e proprio è formato da numerose aiuole racchiuse da cordoli di pietra bruna, intersecate da vialetti pavimentati a spina di pesce: la particolarità di questo chiostro sta nella partizione creata dai viali, che scandiscono lo spazio totale del chiostro, quadrato, in ulteriori  quattro quadrati, al centro di ognuno dei quali è posta, in un’aiuola ottagonale, una base di colonna decorata a motivi antropomorfi e fitomorfi. La vegetazione di questo spazio è composta principalmente da alberi di agrumi, posti al centro di ogni singola aiuola e contornati da siepi basse e cespugli, che offrono all’occhio una gradevole varietà di forme. Essendo questo uno spazio  privato dei procuratori, addetti anche alla cura dei confratelli, è lecito supporre che qui un tempo venissero coltivate le erbe officinali necessarie alla cura dei monaciinfermi.

Ben più grande, e totalmente diverso, è il cosiddetto Chiostro Grande (fig. 9), fra i più grandi chiostri del mondo: misura 104 m. di larghezza per 149 m. di lunghezza, e si compone dello spazio porticato esterno e della passeggiata coperta, esattamente speculare al portico ma totalmente al chiuso e situato al di sopra di esso. In un angolo del chiostro sorge il cimitero nuovo, ombreggiato da cipressi che simboleggiano il passaggio dalla vita alla morte. Al centro del chiostro si erge una monumentale fontana, datata 1640 ed opera di Iacopo del Duca, che richiama l'elemento dell'acqua come fons vitae, concetto questo ricorrente all'interno dell'edificio. Per quanto riguarda la partizione del verde, esso si configura come un enorme spazio scandito da otto viali convergenti al centro ove è collocata la fontana (fig. 10). Le aiuole sono coltivate a prato e delimitate da semplici cordoli di pietra bianca. La semplicità della vegetazione, la quasi assenza di decorazioni qui è una precisa scelta estetica, essendo il Chiostro Grande un luogo ove il monaco, nel corso delle sue meditazioni, doveva innalzare l'anima all'incontro con Dio; in quest'ottica, la Natura semplice e per nulla invadente, era intesa come tramite, simbolo di pace esemplicità.

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Figura 9. Chiostro Grande con alle spalle l’abitato di Padula.

 

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Figura 10. La maestosità del Chiostro Grande.

 

Affacciate sul Chiostro grande vi sono le celle dei monaci: ogni cella si configurava come un comodo appartamento ed aveva il proprio personale orto, simbolo dell'hortus conclusus, curato dal monaco che vi risiedeva (fig. 11). Lo spazio era formato da due aiuole rettangolari separate da viali che si congiungono alla fine e che simboleggiano i due fiumi del Paradiso; sul limitare del muro che fungeva da barriera al mondo esterno, una piccola fontana addossata alla parete costituita da una vasca rettangolare e una spalliera con un arco. La flora presente, ispirata alla simbologia cristiana, era costituita prevalentemente da piante ornamentali (il giglio, la rosa, la violetta certosina, il garofano certosino, il gelsomino e la passiflora che rimandavano al concetto di purezza,  alla Vergine e alla Passione di Cristo), da piante da frutto (il fico, l'olivo, l'arancio, il melo, i prugni, il pero, il melograno ed il ciliegio, espressione della pazienza come virtù cristiana e della Passione di Cristo) e piante aromatiche come menta e rosmarino, coltivate per le loro particolari proprietà terapeutiche. Non bisogna dimenticare, infatti, la grande tradizione erboristica posseduta dall’ordine certosino e dagli ordini monastici in generale, che utilizzavano le erbe coltivate all’interno delle Certose per la preparazione di decotti, farmaci e, in epoca più moderna, anche di prodotti per la cosmesi e di liquori molto rinomati.

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Figura 11. Il giardino della cella del monaco.

 

Simile per varietà di piante coltivate ma diverso per grandezza, impostazione e funzione era il giardino dell'appartamento del Priore, luogo di rappresentanza e riccamente decorato. Composto da dieci vani ed una loggia affrescata a trompe d'oeil, si affaccia su un giardino che tange trasversalmente gli orti delle celle di un lato del chiostro (fig. 12). Questo spazio verde è attraversato longitudinalmente da un viale principale, pavimentato a spina di pesce, che si interseca al centro del giardino sia con altri due vialetti più stretti che corrono paralleli ai muri, sia con un altro viale, perpendicolare al primo. I vialetti segnano il perimetro del giardino, e si interrompono in quattro punti: all’incirca a metà dello spazio verde, in prossimità di una fontana monumentale, addossata al muro e posta difronte il cancello che da accesso al Parco; alla fine del giardino, da un’altra fontana, dirimpetto all’entrata e preceduta da uno slargo semicircolare; davanti al cancello che dà accesso al Parco e ai piedi della scala che dalla loggia affrescata dell’appartamento delPriore conduce al giardino (fig. 13). In questo modo vengono delimitate quattro grandi aiuole rettangolari contornate dai cordoli, non più lineari come nei giardini delle celle ma disposti a formare delle rientranze semicircolari nel perimetro delle aiuole. La scelta delle piante rispondeva anche qui a precise simbologie: accanto a piante ornamentali come le rose, simbolo della Vergine, spiccano i cipressi che rimandano al tema della morte, sempre presente come richiamo e ricordo nella vita certosina, la cui base è circondata da siepi di bosso, simboleggianti l'immortalità.

 

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Figura 12. Il giardino del Quarto del Priore (veduta d’insieme).

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Figura 13. Accesso al giardino dell’Appartamento del Priore.

 

 3. Trasformazione degli spazi verdi certosini

L'aspetto del desertum, inteso come luogo in cui il monaco, nella completa solitudine e senza contatto con il mondo esterno, poteva meditare e raggiungere Dio, cambia considerevolmente con la definitiva conclusione dell’esperienza certosina nel 1866. Il monumento era già stato utilizzato come struttura militare nel Decennio francese, durante la crisi del 1860 e nella guerra al brigantaggio. Nei decenni successivi fu sostanzialmente abbandonato o utilizzato come area agricola. Negli anni della Grande Guerra invece l'area del desertum viene adibita a campo di prigionia dei prigionieri austro-ungarici perdendo l'antica funzione di spazio di preghiera e riflessione. Le foto risalenti agli anni 1915/1917 (fig. 14-19) mostrano numerose baracche in legno disposte ordinatamente in file parallele con una capienza di circa tredicimila prigionieri.

 

Fig1 veduta d insieme del campo di prigionia

Figura 14. Veduta d’insieme del campo di prigionia.

 

Fig2 particolare di una baracca

 Figura 15. Particolare di una baracca.


Fig3 baracca d isolamento

Figura 16. Baracca d’isolamento.

 

Fig4 veduta d insieme del campo alle spalle della Certosa

Figura 17. Veduta dall’alto del campo.


Fig5 il Chiostro Grande

Figura 18. Il Chiostro Grande.

 

Fig6 veduta di una parte del campo

Figura 19. Veduta di una parte del campo.

 

Medesima funzione d'uso ebbe il desertum durante il secondo conflitto mondiale, quando fu scelto prima come campo di internamento per i prigionieri inglesi catturati in Africa e, successivamente, come luogo ove internare personaggi di spicco del fascismo. Nel dopoguerra diventò ancora una volta area agricola. Negli ultimi anni, oltre al desertum, anche gli altri spazi verdi sono stati oggetto di trasformazione che hanno riportato il giardino all'originaria funzione di legame tra l'uomo e la Natura attraverso diverse installazioni d'opere d'arte contemporanea.

Dal 2002 al 2008 la Certosa ha ospitato infatti diverse rassegne d’arte contemporanea: “Le opere e i giorni” dal 2002 al 2004, mostra d’arte contemporanea con artisti di livello internazionale, “Ortus Artis” dal 2003 al 2006, evento dedicato alla rivisitazione dello spazio di due celle con la costruzione di “giardini contemporanei” e “Fresco Bosco” nel 2008, evento dedicato alla reinterpretazione in chiave contemporanea del Parco certosino. Tutte e tre le manifestazioni sono state ideate da Achille Bonito Oliva. Attualmente la Certosa di San Lorenzo è tappa turistica quasi obbligata per chi visita la cittadina di Padula (fig. 20).

 

288 Figura 20. L’abitato di Padula visto dal Parco della Certosa.